A Roma non abbiamo un sindaco, ma un album di famiglia

di 

Il sindaco di Roma Virginia Raggi con il figlio durante la prima riunione della nuova assemblea capitolina in Campidoglio, Roma, 07 luglio 2016. Virginia Raggi in fascia tricolore è andata a prendere suo figlio di 7 anni nell'area riservata al pubblico, lo ha preso in braccio e portato sullo scranno del sindaco. ANSA/ANGELO CARCONI

E il piccolo Matteo sul suo scranno durante la votazione in assemblea capitolina, che stringe la mano al neo presidente De Vito, poi gioca con lo schermo touch della postazione. Carino, fa molto primo sindaco donna e madre, ci sta.

E il padre e la madre emozionati in aula. “Quanto sono felice? in una scala da 1 a 100, direi 101”, dichiara il padre. Carini, fa molto sindaco figlia, ci sta.

E il marito, quello della lettera nel giorno della vittoria. “Una giornata speciale per tutti. Se sono emozionato? Certo. Che cosa ha detto Virginia dopo la lettera aperta che le ho indirizzato all’indomani della vittoria? Ci siamo visti, abbracciati, era contenta, ma la lettera non è importante”. Eppoi: “Se aiuterò Raggi? Ci mancherebbe, sono un attivista da tanto tempo”. Opportuno, fa molto sindaco moglie, ci sta.

E i colleghi dello studio Sammarco, quello che difese Previti, dove la Raggi fece pratica, e che creò qualche problemino, ma neanche tanto grande, alla cavalcata trionfale di Virginia. “Come era in studio? Era bravissima… Sono molto contento per Virginia, sono sicuro che farà molto bene”, dice Sammarco. Un po’ al limite, fa un po’ parenti lontani che tornano al momento meno opportuno, forse meglio evitare.

E i parlamentari Alessandro Di Battista, Carla Ruocco e Paola Taverna, non proprio il minidirettorio a 5 stelle che dovrebbe coordinarsi con il primo sindaco donna della capitale, ma una rappresentanza di peso. Istituzionale, ombrello politico, ci sta.

Infine Casaleggio-Grillo, con il blog, dove oltre alla diretta streaming della prima riunione del consiglio comunale, è stata pubblicata anche la lista della giunta con un breve curriculum di tutti i 9 assessori. “Nessuno di loro è un politico – si legge sul blog – ma sono tutti cittadini che hanno deciso di mettere la loro competenza al servizio di questa bellissima città e di noi tutti”. Sguardo che arriva dall’alto, patriarcale, anzi, visto che siamo a Roma, da generoni. Garanzia di ultima istanza. Ci sta.

Insomma, una pletora di figure intorno alla tosta Virginia. Va bene lo storytelling, la costruzione del personaggio, la persona prima della politica, ma qui un po’ si esagera. Più che un insediamento di un primo cittadino, sembra la giornata della laurea. Nuovo stile? Vincente? Umano? Vedremo, ma per ora, più che un sindaco, di cui giudicheremo gli atti, a Roma abbiamo un mega album di famiglia.

HP (07/07/2016)

Se questo è un vicepresidente

L.elettorale: Di Maio, non vogliamo far saltare tavolo

di Marco Bracconi
(07/02/2015)

La pochezza generalizzata della classe dirigente Cinque Stelle è tale da farci percepire alcuni campioni pentastellati come dei raffinati intellettuali. E’ il caso di Luigi di Maio, da molti indicato come il fiore all’occhiello del Movimento, magari prossimo candidato premier.

Vicepresidente della Camera, vorrebbe incarnare con i suoi abitini così è se vi pare la versione correct del grillismo, quella che vuole passare per dialogante e rispettosa delle istituzioni; esattamente come l’amico Di Battista gioca a fare il Che Guevara 2.0 usando bambini poveri come spot delle patatine e ritraendosi pensoso davanti a sovrumani spazi e terzomondisti silenzi.

Spacciatore di una immagine istituzionale rigorosa e corretta quando siede sullo scranno più alto di Montecitorio, al ragazzo di Pomigliano d’Arco capita però di sdoppiarsi (come succede a molti suoi coetanei) quando durante la ricreazione si dedica ai suoi amati social network.

Nell’habitat digitale, fuori dal gessatino che gli deve stare tanto stretto, finalmente Di Maio è libero di essere se stesso: anzi il suo altro se stesso. Può così definire aguzzini i colleghi del Pd senza tener conto che è stato eletto grazie ai loro voti, che evidentemente all’epoca non dovevano fare tanto schifo; può accusare violentemente gli ex parlamentari di Scelta Civica, facendo finta di non sapere che la Costituzione (linea editoriale del suo giornale di riferimento) non prevede alcun vincolo di mandato; può catechizzare gli adepti ricordando l’ipocrisia altrui, come se far parte di un direttorio calato dall’alto fosse coerente con l’uno vale uno somministrato come un oppiaceo ad attivisti ed elettori.

Ma c’è di peggio. Perché da attento custode di regole e regolamenti, il vicepresidente della Camera può tranquillamente minacciare il presidente del Consiglio e il ministro degli Interni (che in quanto carica istituzionale dovrebbe tutelare), promettendo loro adeguata “accoglienza” in Campania, dove saranno mandati “via a calci”.

Fosse stato in aula, l’enfant prodige di Casaleggio si sarebbe espulso da solo.