Beppe Grillo, il baratro antidemocratico

Sabato scorso ho fatto colazione leggendo il reportage di Carlotta Gall sulla connivenza fra l’Isi, il servizio segreto pakistano, e Bin Laden. Un bel pezzo che racconta come degli apparati di sicurezza pakistani riescano da anni a giocare su due tavoli, avendo dall’altra parte non San Marino, ma la più grande potenza militare e tecnologica del mondo. Una volta finito di leggerlo, come sempre si fa con tutto il male che esce dalle pagine dei giornali, sia esso uno tsunami in Indonesia o un editoriale di Polito, ho riposto questa storia da qualche parte sul fondo della mente, sicuro che non ci avrei ripensato presto. Ero anche altrettanto sicuro che l’etichetta giusta per archiviare quei fatti fosse “cose che accadono dall’altra parte del mondo / riflessioni metodologiche sul giornalismo / fatti una vita Quit”.
La storia però è tornata fuori prima del previsto quando in serata ho ricevuto una mail di un amico che mi segnalava come L’INYT in Pakistan fosse uscito privo dell’articolo della Gall. Il tipografo locale non aveva trovato niente di meglio che lasciare in bianco due terzi della prima pagina e confermare così implicitamente tutto l’impianto accusatorio del pezzo.
Il mio amico aveva accluso alla mail anche un commento alla vicenda
«Se Grillo vince le elezioni, l’INYT arriverà così anche in Italia»
Nonostante le cose che ho scritto su Grillo sul momento l’ho trovata un po’ un’esagerazione. Di nuovo ho archiviato il tutto aggiungendo le tag “censura” e “Maracaibo mare forza nove /partire si ma dove”.
Gradualmente però ho realizzato che l’ipotesi del mio amico non era affatto campata in aria. Grillo ovviamente non c’entra nulla con i Taliban, né con i servizi segreti, e il contesto dell’Italia contemporanea è totalmente diverso rispetto a quello del Pakistan, ma forse è proprio questa diversità, il nostro dare per scontato un certo grado di libertà, che non ci permette di vedere un fenomeno come il movimento 5 stelle per quello che è realmente: qualcosa di pericoloso per la democrazia e per la libertà di stampa. Seriamente pericoloso.
Il movimento di Grillo si autocelebra come portatore della verità rivelata e assoluta, espressione unica e univoca della volontà popolare, in opposizione a un magma indistinto di affaristi, corrotti uniti dalla volontà di nascondere la suddetta verità per i propri sordidi scopi personali a cui gli elettori possono credere solo nella misura in cui non capiscono.
La visione rientra nella più classica delle strutture complottiste-paranoiche, secondo le quali chi “non è con noi” non solo “è contro di noi” ma è anche in malafede e al soldo di qualcun altro. La politica per i cinquestelle non è rappresentanza d’interessi compositi, ma si configura come la dialettica di illuminati vs resto del mondo. La struttura delle sette, degli estremisti religiosi e dei sistemi totalitari.
L’idea originaria, lo sappiamo bene, era: esiste una verità unica e indivisibile magicamente evocabile attraverso la consultazione sul web. Questo è stato il cavallo di battaglia durante la scorsa campagna elettorale, poi il tema è finito un po’ in ombra, forse perché ha tutta l’aria di un postulato idiota se in vita vostra avete avuto almeno un Gameboy. Nel primo, disastroso, anno dei 5 stelle in parlamento (quello che dovevano aprire come “una scatola di tonno”, qualsiasi cosa questo significhi) le famose piattaforme di voto promesse non sono state realizzate e sono finite nel dimenticatoio, sostituite da brevi processi politici per le espulsioni di parlamentari “traditori” avallati tramite votazioni non certificate da enti terzi, tenute sul sito di proprietà di Beppe Grillo. Durante l’intervista da Mentana, Grillo si è lasciato sfuggire anche una raffinata analisi a più livelli dei rischi insiti nelle forme di consultazione online dell’elettorato:
«I Piraten si sono liquefatti con il liquid feedback»
Una spiegazione esauriente, un po’ come quando, poco dopo, interrogato su come si comporterebbe con la Merkel recita in un pessimo tedesco una filastrocca e una barzelletta su un wurstel, risposte che se non altro hanno il pregio di spiegare come mai Scanzi lo giudichi uno statista.
Al di là della croccante scorza urlata di democrazia totale, il movimento 5 stelle ha il più classico funzionamento dei partiti totalitari: Grillo di fatto decide tutto o direttamente oppure tramite strutture che rispondono ai suoi voleri o nella migliore delle ipotesi sono totalmente prive di trasparenza. Per farlo si avvale talvolta di stratagemmi puerili, come decidere in maniera unilaterale un regolamento e poi cacciare chi non lo rispetta. Il segreto immagino sia scrivere un decalogo e poi uscire dalla stanza quando lo fai firmare, in questo modo non si chiama più “fai quel cazzo che ti dico io” ma “democrazia interna”. Chi si oppone al leader maximo viene prima emarginato poi espulso, inevitabilmente.

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