Five Stars Into Darkness

….Del film L’Ira di Khan (1982) di cui è un parziale remake, Into Darkness recupera efficacemente vari elementi iconici, escluso però quel progetto Genesis che a me sembra oggi il sistema migliore per illustrare l’attuale declino del Movimento 5 Stelle.
Genesis è un dispositivo in grado di terraformare un pianeta in pochi giorni, trasformando una roccia aliena senza atmosfera in un verdeggiante paradiso terrestre pieno di vita. La fregatura è che il pianeta invecchia rapidamente quanto s’è sviluppato, e in breve tempo si autodistrugge. Come avrebbe detto Philip K. Dick, è un mondo artificiale che letteralmente cade a pezzi dopo tre giorni.
Lo sviluppo del M5S è stato artificialmente accelerato, il suo declino si sta dimostrando altrettanto repentino. In quello stesso indicativo ”laboratorio Sicilia” che ne aveva decretato la prima vittoria significativa, la percentuale dei voti s’è addirittura ridotta a un decimo della precedente, mentre ogni tentativo di normale dialettica democratica all’interno del movimento produce stragi diredshirts. La marcia del M5S non è affatto ”lenta ma inesorabile”, come l’ha definita un Grillo ormai privo di senso del ridicolo, è una marcia indietro, rapida e slittante quanto il dopato sprint di partenza. Dopo appena quattro mesi dal suo primo successo elettorale nazionale, oggi il M5S pare già vecchio e tarlato quanto la Lega, con le sue percentuali sempre più magre, i suoi militanti delusi e incazzati, la sua retorica logora e farlocca, i suoi rappresentanti inetti e allo sbando, costantemente sputtanati dagli sproloqui di un padre fondatore dispotico e senile. Se Grillo somiglia sempre più a Bossi, in realtà la crisi del M5S è addirittura peggiore di quella della Lega, che non ha mai subito una scissione come quella che incombe sul M5S, così massiccia e distruttiva sia per la struttura, che per l’immagine. Il movimento grillino non ha né radicamento territoriale, né ”zoccolo duro” ideologico: crollata l’immagine, nessuno si tapperà mai il naso per votare comunque M5S. Agli elettori grillini è stato promesso troppo, e gli è stato dato troppo poco: sono tornati ad astenersi, o magari a votare quel PdL che gli ha almeno sospeso l’IMU.
Il M5S rischia di autodistruggersi ben prima d’aver esaurito il suo compito di congelare il dissenso, e bloccare in stasi la spinta al cambiamento. Speriamo che non venga salvato da un astuto reboot, e che quella spinta torni libera e capace di esprimersi in modo efficace.

Di Alessandra Daniele – Carmilla on line

 

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