Utilità a Cinque Stelle

“Questi qui sono fuori dalla realtà, si devono arrendere, sono circondati e devono andare tutti a casa, promettiamo che se lo faranno di loro spontanea volontà non useremo violenza ma li accompagneremo gentilmente alla porta, sono banditi che continuano ad usurpare il potere, golpisti e ladri senza più seguito, per loro è finita, non esistono più, lo tsunami sta arrivando, e i morti viventi Pd e Pdmenoelle li spazzeremo via, tutti senza distinzione”.

Dall’alto del 14% di voti conquistati nella capitale, Beppe Grillo comincia a sperimentare sulla sua pelle la differenza tra fare una rivoluzione e fare politica.

La rivoluzione non ammette piani B. E’ tutto o niente. Nessuna alleanza, nessun dialogo, nessun compromesso. A noi il 100% e non ci fermeremo finché non ci arriveremo. E il resto del mondo è uno schifo uno zombie e una zozzeria.

La politica prevede invece per definizione compromesso, raggiungimento di obiettivi concreti, sensibilità ai mutamenti della realtà, elasticità nell’adattare i principi al realismo.

La rivoluzione ha poco tempo. Matura in silenzio, negli anni,  e quando si rivela si afferma improvvisa, la sua onda d’urto abbatte tutto cio’ che trova e vince. Qui e ora. Non c’è un primo e un secondo tempo.

La politica invece vive nel tempo. Conosce le battute d’arresto, ragiona anche sul breve e sul medio,  fa convivere nel suo progetto l’obiettivo contingente e la prospettiva  di lungo periodo.

Se Beppe Grillo non cambia musica, finisce che ad andare a casa sarà lui. Ma è difficile cambiare musica quando si ha un solo spartito da ripetere ad libitum.

Il loop grillino piace da morire ai militanti e ad alcuni milioni di elettori. E piacerà ancora. Ma  il bacino del consenso  resta chiuso nel suo recinto di inutile e presunta purezza. Quando non cala.

Con qualche centinaio di migliaia di attivisti certificati, e il 20% dei voti, al massimo fai colore. Ma non la cambi l’Italia. Soprattutto quando tre mesi prima avevi una  occasione forse irripetibile per cominciare a cambiarla, e hai preferito giocare a fare Narciso e la rivoluzione.

Perché l’Italia è un paese popolato da elettori volatili, infantili, viziati e frettolosi. Se gli prometti la luna, almeno qualche stella gliela devi dare. E presto. Altrimenti passa qualche mese ed è subito pronta a girarsi da qualche altra parte. Buttandosi in braccio al nuovo pifferaio, o a quello di prima.

Il Movimento Cinque Stelle è una realtà importante, forte e per alcuni aspetti anche positiva. Ma – azzardo una previsione – non solo non avrà mai il 100%, come preconizza il suo guru, ma nemmeno la maggioranza dei voti per governare il Paese da solo.

Per questo, se non cambia musica e si mette a fare politica, sarà tanto grosso quanto completamente, e tristemente, inutile.

Marco Bracconi, 27MAG2013

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